lunedì 1 ottobre 2012

Se ne sono andati


E' tutto perfettamente normale naturalmente; più ci allontaniamo dal ventesimo secolo più siamo destinati a perderne dei pezzi: le persone e la memoria che queste persone rappresentano. Oggi se ne sono andati due testimoni che quel secolo lo hanno attraversato quasi tutto: Eric Hobsbawn che lo ha vissuto, analizzato, sviscerato e raccontato magistralmente e Shlomo Venezia che è stato suo malgrado protagonista di uno dei momenti più spaventosi del '900, sopravvivendo all'orrore di Auschwitz, dove aveva fatto parte dei sonderkommando, quei gruppi di uomini incaricati della "pulizia" delle camere a gas dopo lo sterminio, gente che normalmente non viveva a lungo, ed infatti dai campi ne tornarono non più di una dozzina e non tutti ebbero l'animo di raccontare quello che a loro capitò. Shlomo Venezia lo fece portandosi sulle spalle e nella memoria il peso del ricordo continuo di fatti spaventosi. Ora quest'uomo non c'è più, è un altro pezzo di memoria viva che perdiamo rischiando di lasciare il campo sempre più sgombro per quelli che vi si insinuano soffiando sul vento del revisionismo. A queste persone, quelle che di solito iniziano un discorso sullo sterminio ebraico perpetrato dai nazisti con la frase: "Sì, ma guarda quello che fanno gli Israeliani con i palestinesi", mi permetto solo il suggerimento di distinguere bene i fatti, studiare la storia recente e magari leggersi queste parole di Venezia che ho preso direttamente dal suo profilo di Wikipedia:

« Altre volte mi hanno chiesto, per esempio, se qualcuno sia mai rimasto vivo nella camera a gas. Era difficilissimo, eppure una volta è rimasta una persona viva. Era un bambino di circa due mesi. All'improvviso, dopo che hanno aperto la porta e messo in funzione i ventilatori per togliere l'odore tremendo del gas e di tutte quelle persone - perché quella morte era molto sofferta - uno di quelli che estraeva i cadaveri ha detto: “Ho sentito un rumore”. Normalmente quando uno muore, dopo un po' finché non si assesta, il corpo ha dentro dell'aria e fa qualche rumore. Abbiamo detto: “Questo poverino, in mezzo a tutti questi morti, comincia a perdere il lume della ragione”. Dopo una decina di minuti ha sentito di nuovo. Abbiamo detto: “Tutti fermi, non vi muovete”, ma non abbiamo sentito niente e abbiamo continuato a lavorare. Quando ha sentito di nuovo, ho detto: “Possibile che senta solo lui? Allora fermiamoci un po' di più e vediamo cosa succede”. Infatti, abbiamo sentito quasi tutti un vagito da lontano. Allora uno di noi sale sui corpi per arrivare laddove veniva il rumore e si ferma dove si sente più forte. Va vicino e, insomma, là c'era la mamma che stava allattando questo bambino. La mamma era morta e il bambino era attaccato al seno della mamma. Finché riusciva a succhiare stava tranquillo. Quando non è arrivato più niente si è messo a piangere - si sa che i bambini piangono quando hanno fame. Il bambino era quindi vivo e noi l'abbiamo preso e portato fuori, ma ormai era condannato. C'era l'SS tutto contento: “Portatelo, portatelo”. Come un cacciatore, era contento di poter prendere il suo fucile ad aria compressa, uno sparo alla bocca e il bambino ha fatto la fine della mamma. Questo è successo una volta in quella camera a gas. Ci sono tanti racconti, ma io non racconto mai cose che hanno visto gli altri e non io. »

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