martedì 14 giugno 2011

Caro Papi ti scrivo

berlusconi26

Caro ed elegante Papi, sono uno di quegli italiani che da sempre trova imbarazzante la tua presenza al vertice delle istituzioni di questo paese, fin dagli antichi tempi della tua “discesa in campo”. Nonostante questo spero mi vorrai concedere l’uso del confidenziale tu per scrivere queste poche righe, noto che da sempre ami adottare uno stile colloquiale e familiare con tutti e così ne vorrei approfittare anche io. Immagino che in questi giorni tu non te la stia passando troppo allegramente, almeno spero. Certo, le elezioni amministrative ora sono diventate solo locali e certamente il referendum non è mai stato un voto politico. Il governo va avanti e la maggioranza è solida e coesa come non mai, inoltre, all’improvviso, pare che ci sia la crisi economica globale a spiegare il momento no per qualsiasi cosa; in fondo capita così in tutto il mondo: i governi in carica pagano la crisi quando si vota i tuoi lo stanno ripetendo come un mantra. Strano che fino a qualche mese fa da noi la crisi non ci fosse stata o tuttalpiù ne fossimo usciti meglio degli altri. Devo essermi perso qualcosa. Naturalmente immagino che di come siano andati i referendum non ti importi molto. In fondo gli italiani avevano già detto no al nucleare tanti anni fa, il modo di fregarli di nuovo lo si è trovato e lo si troverà ancora. Per l’acqua lasciamo passare un po’ di tempo e per quanto riguarda il legittimo impedimento poi, che vuoi che sia, al massimo ti dichiareranno contumace, e che ti possono fare. Fra l’altro mi pare che già alle ultime udienze dei tuoi processi (orribili beffe orchestrate dai magistrati comunisti per carità) tu non ti sia troppo preoccupato di farlo valere, pur potendo. C’è solo una cosa, ma sono sicuro che te lo avranno già fatto notare i tuoi validi collaboratori: al referendum hanno votato contro leggi volute dal tuo governo anche parecchi italiani che ti avevano dato fiducia in passato e che ora hanno capito di essere stati presi per il culo, secondo me ora il famoso 70% dei consensi non c’è più (se mai c’è stato). Certo in parlamento c’è ancora Scilipoti e la sua banda di amici responsabili a sostenerti, ma d’ora in poi governerete contro la maggioranza del paese, questo sia chiaro. Naturalmente non ti dimetterai, e perchè dovresti, è un anno che te lo chiedono tutti i giorni, ma se non l’hai fatto fino adesso puoi certamente arrivare fino in fondo al tuo mandato è tuo democratico diritto. Il fatto è che non ci dovrebbe essere bisogno di dirtelo. Nel 1994 la prima frase del tuo famoso discorso in tv con la calza davanti all’obbiettivo fu: “ L’Italia è il paese che amo”. Bellissime e condivisibili parole. Ecco, proprio per questo, se tu amassi davvero il tuo paese ora dovresti levarti di mezzo.

Cordialmente.

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