martedì 27 agosto 2013

Poi dice che uno si incazza

Nel 1979 avevo dieci anni ed ero un bambino decisamente, ma decisamente, appassionato di fantascienza: facevo letteralmente indigestione di romanzi di ogni tipo e non vedevo l'ora che sugli schermi arrivasse qualche nuovo film. Appartengo alla generazione di quelli che furono fulminati da Guerre Stellari, e già allora il mio film preferito era 2001 Odissea nello spazio. Insomma, ero sul pezzo. Nonostante questo però non sono mai stato un fan sfegatato di Star Trek: la serie tv degli anni sessanta la trovavo già un po' vecchia e sempliciotta; negli anni settanta Spazio 1999 esercitava molto più fascino sulla mia fantasia. Però quando per l'appunto nel 1979 uscì il primo della ormai lunghissima lista di film ispirati dalla serie tv volli andarlo a vedere a tutti i costi, e mi piacque molto. Oddio quello che ricordo bene è che i personaggi mi fecero l'impressione di essere tutti piuttosto vecchiotti e appesantiti, ma storia ed effetti speciali soddisfecero la mia esigenza di appassionato del genere. Nonostante mancassero grandi battaglie nello spazio, inseguimenti, mondi esotici e lontani con creature fantastiche trovai l'idea di un satellite che ritorna alla ricerca del suo creatore piuttosto originale. Dopo più di trent'anni quel bambino non è più un appassionato così tenace però, insomma, la fantascienza lo tenta ancora e così può succedere che, come ieri, mi trascini nei cinema di pomeriggio in un giorno d'estate per vedere come si è rinnovata una vecchia saga fantascientifica. E così ieri eccomi seduto con altre quattro o cinque persone a vedere Into Darkness, Star Trek secondo J.J. Abrams. Che dire, bello, certo, dal punto di vista del soddisfacimento estetico e dei sensi ti tiene inchiodato sulla poltrona per tutte le sue due e più ore senza annoiarti, ti travolge con effettoni wow e tutto succede così velocemente che ti fa pure sorvolare su particolari discutibili come telefonate fra capi opposti della galassia manco fossero fra casa e ufficio o Spock che dialoga con se stesso da vecchio nell'inutile cameo di Leonard Nimoy, così, tanto per mettercelo. La fisica di Star Trek è una cosa a sè, è storia nota, non ha senso farsi troppe domande. Ma la storia? La storia sarebbe pure interessante rifacendosi al secondo film della saga, L'ira di Kahn, del 1982, ne rappresenta il prequel, lo cita in alcuni particolari come la scena che replica la morte di Spock con Kirk all'esterno di un compartimento contaminato a parti invertite e spiega efficacemente il perchè della sua (di Kahn) proverbiale incazzatura. Mi ha lasciato perplesso solo un particolare, inquietante: se il film è ambientato nel 2200 o giù di lì e Kahn e il suo super equipaggio erano stati creati trecento anni prima, ciò significa che ci starebbero lavorando più o meno ora? C'è qualcosa che dovremmo sapere? Comunque, alla fine qualcosa non torna, tutto si perde in una frenesia di lunghissimi e pressochè inutili inseguimenti o situazioni di tensione che si risolvono all'improvviso tutte più o meno nello stesso modo. Ogni cosa sembra  già vista da qualche altra parte e la storia, che l'ho detto, potrebbe pure essere interessante si perde un po' per strada per lasciare spazio a messaggi piuttosto semplici sui valori di famiglia e amicizia. Non lo so, al bambino di trenta anni fa questi film piacciono sempre ma non lo entusiasmano più così tanto e poi gli sono mancati molto i Klingon, a lui piacciono un sacco i klingon, per un attimo ci aveva anche sperato, ma poi  hanno pure fatto la figura degli sfigati.

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